Performance Cinéma-Musique

Performance Cinéma-Musique

PERFORMANCE CINÉMA-MUSIQUE

CELLULE D’INTERVENTION METAMKINE

CHRISTOPHE AUGER e XAVIER QUÉREL 6x16mm film e proiettori

JÉRÔME NOETINGER dispositivo elettroacustico

Per i prossimi quaranta minuti, La Cellule d’Intervention Metamkine, trio di artisti performativi di Grenoble, fonde il mondo del cinema espanso e della musica improvvisata in un’esperienza viscerale, che ricorda gli spettacoli di suoni e luci degli anni '60 e ‘70 che provavano ad andare oltre le possibilità di una singola immagine ed un unico schermo. I due proiezionisti di Metamkine si muovono tra sei proiettori 16mm e una varietà di filtri, luci e trucchi visivi, per costruire degli strati di immagini soprapposte. Le ombre dei proiettori sono riprodotte sullo schermo, la celluloide della pellicola si scioglie e il trattamento chimico in tempo reale induce delle trasformazioni visive. Nel frattempo, un musicista usa le onde radio, i ronzii elettrici ed i loop di nastri preregistrati per reagire e stimolare il miscuglio filmico. I microfoni a contatto collegati alle radio a onde corte, ai trasformatori elettrici e a vari oggetti metallici inviano delle onde sonore al registratore Revox e attraverso i sintetizzatori Korg per trasformarle in nuove forme e impulsi. A volte il sonoro muta fino a diventare un drone che accompagna una sezione più calma sullo schermo; altre volte i tre performers producono una cacofonia visiva e sonora, pungolandosi intensamente l’un l’altro in una fantasticheria meccanica ringhiante e scoppiettante. Rispecchiando dal punto di vista sonoro le azioni dei proiezionisti, il musicista si muove abilmente da un suono all’altro, manipolando il suo mixer per controllare i vari suoni elettrici che produce con la sua attrezzatura.

Sebbene la performance filmica sia una pratica innovativa di per sé, ciò che distingue ulteriormente la performance di Metamkine è che i tre collaboratori assumono una posizione simile a quella di una band davanti allo schermo. Ci riescono puntando i loro molteplici proiettori verso il pubblico e due grandi specchi posizionati in modo da riflettere le immagini sullo schermo. Insieme all’interpretazione audio degli eventi che si svolgono al centro del palco e la manipolazione delle immagini che avviene davanti al pubblico, le convenzioni della classica configurazione scenica vengono violate. I proiettori, normalmente relegati in una cabina chiusa dietro il pubblico, occupano ora il centro della scena, rivelando gli strumenti di produzione in una strategia strutturale centrale nell’opera di Metamkine.

Jérôme Noetinger, Xavier Quérel e Christophe Auger, il trio che compone Metamkine, intervengono nelle tradizioni dell’arte filmica e sonora da oltre quindici anni. Membri attivi di una scena culturale con sede a Grenoble, hanno sviluppato una vita artistica realmente improvvisata e indipendente: controllando il modo in cui producono, espongono e diffondono le proprie immagini e i propri suoni, e condividendo apertamente le loro conoscenze con altri artisti che la pensano allo stesso modo. Questo concetto di indipendenza è fondamentale per Metamkine. Come afferma Auger, “è importante per noi vivere fuori Parigi, dove si trova il principale centro cinematografico, ed essere in grado di fare film senza grandi risorse finanziarie. Hai soltanto bisogno delle pellicole”. Questa indipendenza si basa anche su un senso di interdipendenza, qualcosa che Noetinger non ritrova molto nel mondo della musica. “Vedere le persone dell’Atelier lavorare insieme per creare sette o otto laboratori in tutta la Francia è davvero bello... I musicisti non sono in grado di lavorare insieme allo stesso livello di una cooperativa filmica”.

Questa interdipendenza si riflette anche nello stile performativo del trio, che fa ampio ricorso all’improvvisazione. Trattano i proiettori come degli strumenti musicali, con Quérel e Auger che passano rapidamente dall’uno all’altro per seguire il flusso della performance. La loro vicinanza all’interno dello spazio performativo li rende attenti ai movimenti reciproci. Come afferma Quérel, “Quando siamo dal vivo, ci conosciamo, conosciamo i nostri stili, però è sempre tutto basato sull’improvvisazione... Sono molto sensibile agli altri proiettori, ascolto ciò che sta accadendo... Questa relazione che puoi instaurare è davvero importante”. Noetinger, che si esibisce regolarmente con Lionel Marchetti e MIMEO, tra gli altri, sottolinea che la differenza principale nel lavorare con Auger e Quérel è che il cinema crea un senso del tempo diverso. Il ritmo è definito dalla velocità meccanica del proiettore, che consente alle sue risposte musicali di evolversi a una velocità più lenta. In modo diverso, “quando lavoro con Christophe e Xavier, mi sembra che siano esattamente dei musicisti”.

Quando si parla del loro lavoro, un concetto chiave che il trio spesso tira fuori è l’ideale situazionista del détournement. Coniato da Guy Debord, il détournement si traduce approssimativamente nell’idea di collage, ovvero mettere insieme due cose diverse per creare qualcosa di nuovo e non intenzionale. Come afferma Noetinger, un aspetto della loro arte consiste nel “mostrare che il proiettore non solo riproduce il film, ma può essere uno strumento su cui agire direttamente. L’immagine diventa solo una parte di esso. È come il modo in cui lavoro con i registratori. Un registratore a nastro ha lo scopo di registrare della musica e riprodurla in un certo modo, però è possibile agire su di esso in maniere diverse. Puoi modificare la sua funzione per creare qualcosa di nuovo. Quindi, puoi prendere qualcosa che è destinato a un certo scopo e giocarci”. Noetinger utilizza spesso due registratori, uno per riprodurre suoni preregistrati e l’altro per creare loop usando contemporaneamente sia la testina di riproduzione che quella di registrazione.

Noetinger continua: “Alla fine, ciò che è conta davvero per me è che quando suono in questo modo, non sto realmente creando musica per un film. Non stiamo realizzando un film per la musica”. Partecipare ad una performance di Metamkine rivela proprio questo. Con la loro dedizione all’improvvisazione e alla creazione di ogni performance ex novo, Metamkine ha rotto lo schema secondo cui la musica è asservita al cinema o viceversa. A tal fine, non ha mai pubblicato un album o un DVD. Né c’è un esempio sonoro di un CD in questo numero nella rivista Musicworks, perché ritengono che l’esperienza dal vivo non sia replicabile. Il suono, l’immagine e la risposta del pubblico alla performance si intrecciano.

A metà della loro esibizione al festival Soundplay di Toronto, Quérel è corso in fondo alla sala e ha usato una luce per proiettare le ombre del pubblico sullo schermo. È stata un’immagine visiva forte per il senso di evento e di comunità di Metamkine. Noetinger ha riassunto l’importanza dello spettatore per il completamento della performance: “Penso che la connessione sia più nel modo in cui viene intesa insieme. È molto aperta; sta a te trovare le connessioni. Il pubblico è completamente libero di stabilire le connessioni da solo”. Una performance di Metamkine invita quindi il pubblico a scoprire di nuovo le possibilità di esplorare il suono e l’immagine come esperienza collaborativa.

Chris Kennedy

Estratto da Three French artists place retro-tech at the heart of their unique, exclusively live music-cinematic creations pubblicato originariamente nella rivista Musicworks issue # 94, Spring 2006 www.musicworks.ca

http://metamkine.free.fr/